Perché il cibo è simbolo di identità culturale?

Ti sei mai chiesto perché il cibo è simbolo di identità culturale?

Quando parliamo di cultura identitaria rispondiamo alla domanda:

“Chi sono?” “Quali sono le mie origini”?

Di sicuro la cultura del luogo in cui viviamo è uno tra i fattori determinanti della nostra identità.

Noi siamo il risultato del luogo in cui viviamo, delle persone con cui siamo cresciuti e delle scelte che abbiamo fatto

Curioso è poi il caso in cui alla nostra cultura del luogo si aggiunge o quasi di riflesso acquisiamo la cultura dei nostri genitori o ancor di più dei nostri nonni.

Di  cultura identitaria e patrimonio culturale legati al cibo parliamo oggi con Vanessa.

Food blogger del blog La cucina della Sgrufetta e per anni event manager, Vanessa è nata e cresciuta in Svizzera.

Però ciò che più mi ha incuriosita e mi ha spinta ad averla come ospite è che Vanessa ha ereditato con tanto amore e con un pizzico di nostalgia il grande patrimonio culturale e gastronomico della mia terra: la Sicilia.

Perché il cibo è simbolo di identità culturale?

Pomdoro siccagno, simbolo e risorsa delle dolci colline di Valledolmo

Una Sicilia un po’ diversa dalla mia Palermo.

Una Sicilia sud orientale perché è stata proprio la sua nonna siciliana a raccontarle e a mostrarle i segreti della cucina siciliana.

Attraverso la testimonianza e il racconto di Vanessa vedremo infatti:

  1. qual è il ruolo che il cibo ha tra migrazione e identità culturale
  2. come i ricordi della nostra infanzia siano legati alla cucina. (Se ancora non l’hai fatto ti consiglio di leggere o di ascoltare su questo argomento la mia intervista alla dott.ssa psicologa Di Marco)
  3. perché è importante iniziare i bambini alla cucina. (Su questo punto ti suggerisco di ascoltare l’Ep. 34 del mio Podcast in cui ti do ” 7 vantaggi utili per cucinare con i bambini”. Vedi la nonna di Vanessa: siciliana d’origine, emigrata poi in Svizzera, è stata un esempio costante in cucina per la nostra Vanessa. Grazie alla nonna Vanessa ha ereditato un patrimonio culturale gastronomico a lei lontano fisicamente e ha avuto la possibilità di vedersi e di scoprire quanto questo abbia arricchito la sua persona/identità)

Pe ascoltare l’intervista a Vanessa, una svizzera cresciuta con una nonna, grande nonna siciliana, clicca su “play” e ascolta l’Ep.35 del mio Podcast

Perché il cibo è simbolo di identità culturale e di scambio culturale?

Il cibo è un elemento di identità culturale perché si comporta come uno strumento di appropriazione identitaria e quindi il cibo è come un ponte verso la propria terra, verso i proprio affetti e verso quei luoghi a noi lontani.

Ogni cultura ha sicuramente un codice di condotta alimentare che predilige alcuni ingredienti rispetto ad altri o in alcuni casi possiamo anche trovare piatti simili tra loro.

Perché il cibo è simbolo di identità culturale?

Durante la raccolta del pomodoro siccagno, agosto 2021

Pensati come Vanessa: con una nazionalità straniera e con una nonna siciliana in cucina.

Secondo te questo sarebbe per te e per la tua identità culturale fuorviante o una grande fonte di arricchimento culturale?

Profumi, sapori, colori in cucina ci portano indietro con i ricordi ma allo stesso tempo possono essere il presupposto di uno scambio culturale tra persone appartenenti a popoli diversi.

Il cibo di sicuro, oltre ad essere un elemento culturale, ha anche un valore etico sia perché è un bene che dovrebbe essere messo a disposizione di tutti, sia perché siamo noi, la nostra cultura, la nostra tradizione e a volte anche la nostra religione ad attribuirgli valori, principi, usi e costumi.

Perché il cibo è simbolo di identità culturale?

Tra i campi del pomodoro Siccagno a Sclafani Bagni- Valledolmo

Di questo e di agricoltura bioetica si occupa per esempio la Fattoria Murata, azienda agricola operante sul territorio di Sclafani Bagni.

Una realtà che ho voluto raccontare attraverso la prima puntata del mio video documentario “Ti racconto una ricetta: tra agricoltura bioetica e i sapori della terra”.

Qual è il ruolo del cibo tra immigrazione e cultura identitaria?

Il cibo è sempre stato, oltre ad uno strumento di cultura identitaria, la via principale per entrare in contatto con culture diverse.

Nel momento in cui avviene uno scambio tra culture e popoli diversi diamo per assodato che alla base di quello scambio ci sia un rapporto di fiducia tra le parti e quindi una fiducia che si instaura tra chi si presta ad assaggiare un nuovo piatto o a provare una nuova tipologia di cucina e chi si presta ad offrirla.

Scrive Montanari (scrittore e professore di “Storia e cultura dell’alimentazione”), nel suo libro ” La cucina italiana” in collaborazione con il professore Alberto Capatti, che per lungo tempo durante l’alto Medioevo 2 culture alimentari si contrapposero tra di loro:

  • la cultura romanica basata su alimenti come l’olio, la vite e il grano, simbolo di una società agricola e cittadina
  • la cultura germanica basata sulla pastorizia e sulla caccia, simbolo di un popolo nomade

Nel momento in cui i barbari fecero irruzione nell’impero romano e iniziarono a colonizzare la penisola italica, la loro cultura anche alimentare divenne “di moda” e attività come la caccia o il pascolare le bestie divennero attività perno dell’economia.

Allo stesso tempo i barbari acquisirono la tradizione agricola romana, grazie anche al diffondersi del Cristianesimo che aveva ereditato dalla tradizione greca e romana elementi come il pane, il vino e l’olio.

Grazie quindi a questo scambio culturale e alimentare furono gettate le basi di quella che oggi noi riconosciamo come cultura europea.

Di contro nel mondo non cristiano l’Islam aveva sviluppato sulle sponde meridionali del Mediterraneo una diversa cultura alimentare in cui il vino e il maiale erano esclusi perché considerati impuri.

Scambio culturale come fonte di arricchimento

Alla luce di questo percorso storico e culturale quale conclusione possiamo trarre?

Possiamo dedurre che il vero arricchimento umano sta nel confronto e nell’apertura verso ciò che è diverso da noi.

Pienamente consapevoli che non esiste un’identità culturale senza che si parli di alterità.

Perché il nostro viaggio di ricerca non si fermi qui ma continui ad andare avanti.

E tu, sarai dei nostri?

Floriana.

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2 Responses

  1. Ho amato ogni singola parola! Sto conducendo uno studio di video analisi che vuole indagare ii comportamento delle persone dio fronte a ciò che non conosce, l’alterità. il 70% delle persone oggi sospetta ciò che non identifica come “tipico”. Mentre, studi analoghi condotti a metà anni 80 davano il 70% di curiosità …
    In cucina (e non solo) la curiosità è motore di creatività. Perché ci sia scambio culturale bisogna non solo dare, ma anche prendere. Per prendere le novità, serve: curiosità. La nostra ricchezza.

    • Proprio così curiosità e fiducia. Senza questi due ingredienti non si può neppure presupporre uno scambio culturale! Sono contenta che questo mio articolo abbia suscitato in te una riflessione!

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Chef blogger e Podcaster con un passato da giurista.

Cresciuta professionalmente tra i fornelli di Cantiere Cucina, la mia missione è comunicare la Sicilia attraverso i miei piatti d’autore.

Oggi sono Executive Chef del Domìa Hotel Boutique a Mondello.

Il mio progetto?

“Ti racconto una ricetta”

Ti porto con me raccontandoti la storia e l'eccellenze enogastronomiche della mia Sicilia con itinerari siciliani e eventi di antropologia culturale legati al cibo su più canali:
video itineranti, cene e cooking show da me ideati e curati, coinvolgendo aziende del territorio.
Realizzazione piatti d'autore con materie prime del territorio.
Racconti, interviste e storie divulgati mediante il mio nuovo Podcast.

Collaborazioni:
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